Viaggio a Londra nella birra inglese 2

Il secondo giorno decidiamo di visitare alcuni birrifici nella Beer Mile. Una via che ha visto negli ultimi anni un crescente numero di aperture di birrifici.

Il resonconto della prima giornata lo trovate qui

Le danze le ha aperte, nel lontano 2009, il birrificio The Kernel seguito in questi anni da altri nove birrifici che possono essere diventati dieci mentre scrivo. Qua la vera festa è il sabato dove ogni birrificio apre le proprie Tap Room al pubblico. Ma noi partivamo il venerdì mattina e così ci siamo dovuti accontentare di quei birrifici che ci hanno aperto le loro porte.

Anche la seconda mattina abbiamo iniziato a bomba la giornata con una super English breakfast. Ci abbiamo preso gusto. È una partenza perfette per giornate impegnative. Questa volta lasciamo le bici a casa e ci dirigiamo verso il centro con la The Tube, la metropolitana londinese. La fermata è Bermondsey, come il nome del quartiere che ospita la Beer Mile, sulla Jubilee Line, quella grigia.

Non è più un miglio, ormai la via che ospita i birrifici è un più lungo serpentone. Ed è situata proprio sotto la ferrovia così da rendere questi capannoni con grandi archi dai mattoncini rossi molto suggestivi.

Il primo birrificio con cui abbiamo appuntamento è Brew By Number, più vicino all’inizio nord della via. Nasce nel 2012 grazie all’amicizia di due homebrewer, Dave e Tom, che decidono di fare il grande passo dopo qualche anno tra i pentoloni casalinghi. Appena entriamo ci accoglie un imponente inlattinatrice, è stata aggiunta un mese fa, quando è stato deciso di utilizzare solo le lattine, per la linea di birre classica e lasciar perdere le bottiglie di vetro. Lo spazio è ristretto ma il birrificio c’è tutto. Posso fare un osservazione, avvalendomi alla sola esperienza di questi giorni, i birrifici inglesi sono incastrati in spazi veramente ristretti rispetto a quelli visitati qua in Italia. Però sono sicuramente più accoglienti. E più incasinati.

Il simpaticissimo Jared, un americano innamorato dell’Italia, dopo una breve visita all’impianto, ci porta nella piccola tap room per farci degustare le loro creazioni. Inizia subito alla grande con una fantastica farmhouse. Ispirata ai vini bianchi è un blend con base blond ale e lievito saison. Una parte viene messa a maturare in botti in cui in passato ha riposato il vino bianco mentre la restante parte rimane a maturare nell’acciaio con una miscela di Brett. Dopo sei mesi le due parti vengo ricongiunte, il risultato mi ha affascinato molto. Gli aromi e sapori del lievito saison si sposavano dolcemente con il lieve sentore di legno e il brett dona una leggera acidità. Una birra di una delicatezza ed equilibrio sublimi, forse un po’ ruffiana.

Non fanno solo questo tipo di birra, anzi è da poco che hanno iniziato ad utilizzare le botti ed i lieviti più selvaggi. Il mercato inglese non è certo apertissimo a questo tipo di birre, infatti ci diceva che vanno per la maggiore in Francia e Italia. Ma stanno comunque riscuotendo successo, infatti presto si amplieranno in un altro spazio per poter tenere più botti di legno. Ed avere una sala degustazioni più grande.

Le birre che seguono rientrano negli stili più classici. Ci fa assaggiare nell’ordine una Keller, Un’India Pale Ale e una Coffee Porter. Il bilanciamento e la delicatezza nell’utilizzo degli ingredienti danno a queste birre una facilità di beva eccezionale. Infatti usciamo dalla visita abbastanza provati.

Ci saremmo voluti intrattenere a parlare ancora, anche perché Jared è stato veramente simpatico e disponibile. Però dovevamo incamminarci verso l’altro birrificio, dovevamo far veloce, con la nostra flessibile puntualità italiana avevamo già fatto innervosire Jared prima, dovevamo darci un contegno per il prossimo birrificio.

Usciti velocemente, dopo qualche centinaio di metri la birra inizia a far il suo simpatico effetto diuretico. E così quale posto per poter utilizzare il bagno lungo il tragitto? Un bel pub tradizionale di quelli inglesi di quartiere. Essendo per la strada perché non fermarsi.

L’atmosfera è tutta un’altra, come la birra. Interamente in legno e con bandiere e foto di calcio ad arredare, insieme a un grande striscione che elogiava i campioni delle squadra di calcio locale. Birre puramente industriali, ci siamo lasciati convincere da un cliente a provare un sidro a non mi ricordo quale frutto rosso, era simpatico, sembravano contenti di vedere persone nuove e straniere nel locale. Il sidro lasciava parecchio a desiderare, troppo dolce, sembrava una caramella. Era di una marca che avevo visto la pubblicità anche in Italia, roba da super mercato. Comunque è stata una simpatica sosta.

Dopo qualche altro centinaio di metri arriviamo al Partizan, in orario, non avendo fatta la pausa pranzo che avevamo programmato. Anche questo si trova sotto la rete ferroviaria. È il secondo che ha aperto in questa via, recuperando il vecchio impianto di The Kernel. Qui lo spazio è un po’ più ampio, ci accoglie subito con la tap room, anche questa aperta solamente il venerdì sera e il sabato, con delle colonne spine davvero divertenti.

Fa gli onori di casa Andy, una simpaticissima ragazza, dopo averci mostrato l’impianto e presentato i birrai inizia a farci conoscere le loro birre. Dice che sono molto conosciuti e apprezzati per le loro saison, più tardi ne capisco il motivo, ma fanno anche altri stili. Tutti abbastanza classici ma con un tocco personale, penso che siano birre che si abbinino perfettamente al cibo. Infatti dopo ho scoperto, sul loro sito, che uno dei fondatori prima lavorava in cucina nei ristoranti di lusso.

Sicuramente le birre che mi sono piaciute di più e chi mi hanno lasciato un bel ricordo sono proprio le loro saison. Una la Lemon and Thyme, saison con appunto limone e timo. È una bevuta particolare, forse assomiglia più a una bibita, con i suoi 3.8 % di alcool. Il timo la fa da padrone e danza con gli aromi del lievito saison e del limone. Così come la Lemongrass Saison, gli aromi agrumati del lemongrass, una pianta usata nella cucina tipica asiatica, ricordano il limone.

Ci fa assaggiare anche una loro Porter, rivisita per un ristorante vicino come abbinamento alle ostriche. Purtroppo non avevamo ostriche per provare, ma la birra era perfettamente abbinabile, una Porter secca e delicata nei suoi aromi e sapori tostati. Si è fatta bere molto facilmente.

Non avendo ancora mangiato e accorgendosi Andy del nostro calare d’attenzione e concentrazione ci suggerisce un Fish and Chips al Borough Market il mercato alimentare più famoso e antico di Londra. Il suggerimento è stato ottimo, vabbè era la prima volta che mangiavo questo famosissimo piatto inglese, quindi non ho parametri di confronto, e non è che il pesce fritto sia la mia passione ma complice anche la fame si è rivelato uno squisito pasto. Più che altro una gustosa merenda essendo già le cinque di pomeriggio.

Abbiamo avuto anche l’occasione di fare un giro turistico. Ci siamo affacciati sul London Bridge, proprio sopra al Borough Market, dopo di che abbiamo camminato lungo il Tamigi fino al Big Ben. Ammirato il Palazzo di Westminster, in cui ha sede il parlamento inglese e la sorprendete piazza anteriore con la Abbazia di Westminster, in cui vengono incoronati i sovrani d’Inghilterra e che ha celebrato i funerali di Lady Diana. Un imponente complesso di maestosità gotica.

Mia sorella vuole farci conoscere i suoi amici e così decide di farci incontrare un pub. Giustamente. Scegliamo un pub di zona con birre di zona. E la zona è quella di partenza, Tottenham, più vicino per tutti e per noi per tornare a letto presto che la mattina dopo avevamo l’aereo di ritorno.

Mi piace molto l’idea di birra locale, un pub di quartiere con birre locali, di quel quartiere. È un bel modo per bere birra e sostenere la comunità. Così scegliamo il True Craft un moderno pub con annessa pizzeria che propone una scelta di birra artigianale locale. L’atmosfera qua è tutta un’altra rispetto ai pub visitati il giorno prima. È più fighetto con l’arredamento un po’ industriale come va ora, più vicino ai molti locali di birra artigianale che stanno nascendo in tutta europa. Molto più lumino e spazioso. Infatti la prima cosa che dice un amica di mia sorelle è: “che carino, sembra di essere in centro”.

Sorge sulle ceneri di un vecchio pub vittoriano, sicuramente un di quei pub con gli arredi in legno, la luce soffusa e un odore di legno misto a birra rancida. Dove si ritrovavano dopo lavoro o per vedere le partite e tifare in compagnia. Purtroppo molti di questi pub stanno chiudendo in Inghilterra.

I tempi cambiano, le persone forse non richiedono più di chiudersi in certi luoghi o forse più semplicemente il tessuto sociale sta cambiando e questi luoghi non sono più così essenziali. Anche perché d’inglesi in questo quartiere ne ho conosciuti e visti veramente pochi. I nuovi cittadini hanno altri posti in cui ritrovarsi.

Forse sarà la birra artigianale a riportare la gente nei pub, in maniera diversa, con la pizza italiana, tra l’altro buonissima, o qualche altro piatto “esotico” e un aria più europea. Forse sarà un punto di ritrovo per altre persone. Forse non tutti i cambiamenti vengono per nuocere, sicuramente la birra qua costerà di più, il locale avrà perso le sue tradizionali caratteristiche però si beve molto bene. La birra è genuina di qualità e sopratutto locale. Così da aiutare veramente la comunità a costruirsi e auto sostenersi. Forse un po’ utopico ma sicuramente attraente.

È così dopo aver passato una bella serata in compagnia di nuovi amici, e bevuto birra veramente buona e in forma ci incamminiamo verso casa. Non prima di essersi fermasi a mangiare qualche specialità caraibica in uno negozietto per la via. E capisco che ho visitato una Londra diversa, ho conosciuto i suoi pub, le sue birre, la nuova ondata di birrifici che sta scuotendo questo mondo. E penso che sia grandiosa l’entusiasmante passione inglese per la birra.


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