Londra e le birre inglesi

Viaggio a Londra nella birra inglese

A Londra ci sono tantissime cose da vedere, è una metropoli sempre in continuo cambiamento con 2000 anni di storia alle spalle. Musei, edifici, negozi, mercati e mercatini per lo shopping frenetico. Però Londra come tutta la Gran Bretagna ha anche un’altra attrattiva che ha radici nel tempo e nella cultura del paese. La Birra.

E noi, anche se solo per un paio di giorni, abbiamo cercato di conoscerla meglio.

Anche perché la cosa più facile mentre giri per le vie di Londra è quella di trovarsi davanti a un pub. Questi luoghi fanno parte della vita inglese, sono luoghi di ritrovo, sono ‘salotti’ dove ritrovarsi per passare rilassanti momenti e stendere le tensioni.

È una scena facile da vedere quella di uomini in giacca e cravatta, allentata, intenti a chiacchiere e scolarsi pinte di birra. Dopo lavoro.

Purtroppo, stanno pian piano chiudendo e perdendo la loro reale importanza sociale. Sembrerebbe che i tempi stiano cambiando e molti ormai preferiscono comprare birra industriale a poche sterline nei super mercati.

Per fortuna è ancora facile trovare della buona birra a Londra, anzi, il mondo della birra artigianale inglese è in pieno fermento come abbiamo costatato.

Negli ultimi dieci anni la scena birraria inglese ha visto la nascita di nuovi birrifici improntanti sull’onda del movimento craft statunitense.

Birre caratterizzate dall’aromaticità e freschezza dei luppoli con uno sguardo alla tradizione brassicola inglese.

E così di prima mattina, dopo un’importante English breakfast, in sella alle nostre biciclette siamo partiti super carichi per scoprire questa nuova ventata artigianale inglese.

La prima spedizione ha visto la visita di tre birrifici nella zona di Tottenham.

Questa zona di Londra, nota per il suo multiculturalismo, ha visto nascere negli ultimi anni diversi birrifici artigianali. Il più importante e famoso è il Beavertown Brewery, diretto da Logan Plant, figlio di Robert Plant dei Led Zeppelin. Questo lo conoscevamo già, birre buonissime, purtroppo ha venduto alla Heineken entrando nei meccanismi industriali e quindi non è più artigianale.

Fortunatamente ci sono altri birrifici altrettanto validi da queste parti e ci dirigiamo verso Redemption Brewing. Nato nel 2010, produce con grande attenzione e selezione delle materie prime. Il malto prettamente inglese, coltivato in Inghilterra e l’acqua locale, proveniente dalla Lea Valley un parco naturale protetto, il polmone verde del Nord di Londra. Il luppolo è sia forestiero, utilizzano varietà del Nuovo Mondo, ma anche varietà del Kent, il giardino dell’Inghilterra, produttore di oltre la metà del luppolo del paese.

Le loro birre mi hanno letteralmente entusiasmato. Ho avuto il piacere di bere la Fellowship Porter, premiata più volte dal CAMRA. Una porter davvero ben fatta, con un entrata tostata e vellutata e un finale leggermente amaro ed erbaceo.

Da bere a fiumi. Così come la Hopspur, un Amber Ale, davvero favolosa. Birra di stampo americano con una piacevolissima influenza inglese. Ti rapisce con il suo aroma e sapore caramellato e il suo finale secco e luppolato.

Anche se non sono un’amante dello stile ho provato anche la loro IPA, Big Chief. Anche questa una notevole bevuta, con l’agrumato aroma dei luppoli americani ma aggiunti con mano inglese, rendendoli meno esplosivi e protagonisti. Proprio come piace a me.

Per sbaglio e per fortuna, abbiamo conosciuto un altro sorprendente birrificio, One Mile End. Attivo nel vecchio stabilimento e con il vecchio impianto di Redemption Brewing. Birrificio giovane con grafica e produzione più moderna e europea. Hanno seguito l’ultima corrente, solo lattine, niente bottiglie.

Una buona sorpresa la loro Juicy 4PM, una New England Pale Ale. Un trionfo di aromi e sapori tropicali. Non troppo stucchevole. Assaggiata anche la Buddha’s Handshake una sour con sale marino cambogiano e Buddha’s Hand, una varietà di cedro orientale. Singolare bevuta, più vicino ad un succo di frutta, anche per la sua viscosità, che ad una birra, ma la componente delicatamente acida la rende comunque molto piacevole.

One Mile End

Non abbiamo resistito alla curiosità di conoscere i ragazzi italiani di Brewheadzl. Quattro amici partiti da Fondi, in provincia di Latina, e volati a Londra per cercare una realtà migliore. Coraggiosamente dopo un periodo da homebrewer hanno deciso di aprire un piccolo birrificio. La facilità di creare l’impresa e la maggiore elasticità fiscale li stanno rendendo contenti della scelta. Stanno facendosi un nome nel quartiere, le loro birre sono molto apprezzate.

Ci hanno accolto molto calorosamente facendo assaggiare tutta la loro gamma. Stanno facendo davvero un buon lavoro, specialmente la loro Porter, Kitchen Porter, infatti è quella che sta riscuotendo maggior successo. Anche la Fred Up Donkey, una red rye ale è stata una piacevolissima bevuta, dove un ben equilibrato speziato della segale ripuliva il palato dal leggero caramello dei malti tostati.

Hanno un core range con quattro birre più “classiche”, e una linea special dove sperimentano con ingredienti particolari, luppoli e acidità.

Il nostro giro per Tottenham è stato più che produttivo per conoscere queste realtà. Birre davvero ottime, che si distaccano dalla tradizione per abbracciare nuove tendenze. Ora però è arrivato il momento di bere tradizionale, di viversi un po’ di vita da pub. Di bere birre direttamente dal cask come usanza vuole.

E dopo una visita alla The National Gallery, tappa obbligatoria, è la volta del The Chardos, un pub con birre esclusivamente del Samuel Smith Brewery. Storico birrificio fondato nel 1758 nello Yorkshire, l’acqua per produrre la birra proviene dal pozzo scavato con la creazione del birrificio, ed il lievito è del solito ceppo dai primi del ‘900, uno dei più vecchi del paese.

Pub in classico stile british. In pompa la Old Brewery Bitter, unica birra della produzione messa in cask. Una classica bitter, dal corpo morbido e rotondo, un finale floreale e misuratamente amaro. Non potevo non prendermi la Extra Stout, da bere a litrate.

Dopo l’aperitivo a base di patatine all’aceto, come consuetudine vuole, abbiamo girato l’angolo e siamo entrati al The Harp. Questo pub ha vinto nel 2010 il premio dato dal CAMRA, National Pub of the Year. Il posto è molto accogliente, piccolo e confidenziale ma con una vasta scelta, 16 vie, di cui 9 in cask.

Una schietta selezione di birrifici inglesi di nuova generazione, abbiamo così potuto bere alcune tra le migliori birre in circolazione a Londra in questo momento. Che dire il paradiso.

Facendoci spazio tra gli avventori abbiamo trovato le scale per il piano superiore, un’inatteso salotto familiare ci ha accolto per farci passare le più rilassanti e liete ore del viaggio

Come prima giornata a Londra è stata più che soddisfacente. Abbiamo conosciuto persone piene di passione e amore per il proprio mestiere. E, naturalmente, bevuto birre veramente ottime. Abbiamo potuto mettere a confronto tradizione e cambiamento. Birre che escono dall’ordinario per regalare esperienze nuove sempre piacevoli. Il resoconto della seconda giornata nel prossimo post.

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